new york accident lawyer


dic 30 2012

Liguria accessibile chiude

Tag: Esperienzedaniela @ 10:01 am

Dopo 4 anni, si chiude l’attività redazionale di liguria accessibile  per mancanza di risorse.

Grazie a quanti ci hanno seguito

lo staff


giu 07 2012

Apre a Genova lo sportello Inail per l’orientamento e la promozione della pratica sportiva

Tag: Sportpatrizia @ 8:08 am

Inail Liguria: “Vogliamo sostenere e promuovere, tra i disabili da lavoro, la pratica sportiva e le associazioni che la rendono possibile, per favorire il reinserimento sociale e superare le problematiche conseguenti a un infortunio”

ROMA – Sarà attivo a partire da giovedì 7 giugno presso la sede Inail di Genova, in via D’Annnunzio, 76, lo sportello informativo Inail-Cip (Comitato italiano paralimpico). Presso lo sportello – aperto il primo e il terzo giovedì del mese in orario 10.00/12.00- sarà possibile acquisire informazioni in merito alle discipline sportive praticabili, le società sportive presenti in ambito territoriale e le modalità per accedere alle lezioni di prova. All’inaugurazione – prevista alle ore 11.30 – interverranno le principali autorità cittadine oltre ai responsabili dei due enti: per Inail, il Direttore Regionale Liguria, Alessandra Lanza, il Direttore della sede di Genova, Giuseppe D’Antonio e Flavio Giacinti, Dirigente Medico dell’Inail provinciale, per Cip, il presidente regionale, Gaetano Cuozzo oltre ad atleti e testimonial paralimpici di rilievo tra cui il campione mondiale nella disciplina handbike, Vittorio Podestà. Porterà la sua benedizione, il respon! sabile dell’Ordine dei Cappellani del lavoro, Mons. Luigi Molinari. Di particolare valenza il contribuito e la testimonianza di Vittorio Podestà e Massimiliano Tonon, campione paralimpico nazionale.

L’apertura di uno sportello informativo in collaborazione con il Cip risponde ad uno degli obiettivi cui l’Inail Liguria attribuisce particolare importanza: sostenere e diffondere, tra i disabili da lavoro, la pratica sportiva e le associazioni che la rendono possibile ai fini di favorire il reinserimento sociale e l’ efficace superamento delle problematiche connesse ad un infortunio. Le esperienze riabilitative INAIL hanno dimostrato, infatti, che la pratica sportiva assume grande rilevanza nel percorso volto al benessere psicofisico del disabile. Il Cip, Comitato italiano paralimpico, assume valore di interlocutore privilegiato in quanto è l’ente individuato dalla legge quale responsabile dello svolgimento della pratica sportiva da parte della popolazione disabile a qualunque livello e per qualsiasi tipo di disabilità. Inail e Cip, in tale ottica, auspicano che lo sportello informativo diventi un utile strumento per l’integrazione sociale dei disabili che chiama! in gioco la sinergia e la logica di rete tra istituzioni e rappresentanze sociali.

Articolo preso da Redattore Sociale del 05-06-2012


mag 25 2012

Tutto sui videoingranditori di tutto il mondo

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:19 am

Tutto sui videoingranditori, in Italia e all’estero

Cosa sono esattamente i videoingranditori? Di quanti tipi ne esistono? Quanti e quali sono i modelli disponibili a livello internazionale? E in Italia quanti, quali e dove e possibile trovarli? Sono le domande a cui si propone di rispondere Videoingranditori.org, nuovo, interessante servizio internet, quanto mai ricco e aggiornato, accessibile a tutti e che promette di diventare sempre più interattivo. A realizzarlo e a gestirlo un piccolo gruppo di persone con disabilità visiva, con ampia esperienza in questi settori

Al di fuori del ristretto numero di persone curiose e informate, pochi sanno che quando si accentuano i problemi di vista e gli occhiali non sono più molto efficaci, la tecnologia mette a disposizione nuovi e sempre più sofisticati dispositivi in grado di supportare la funzione visiva in tutte le attività quotidiane: in casa, a scuola, al lavoro e nel tempo libero.
Stiamo in particolare parlando dei videoingranditori. Ma di che cosa si tratta esattamente? Di quanti tipi ne esistono? Quanti e quali sono i modelli disponibili a livello internazionale? E in Italia quanti, quali e dove e possibile trovarli?

Sono queste le principali domande a cui intende rispondere Videoingranditori.org, nuovo sito web che mette a portata di clic circa cinquecento modelli tra videoingranditori da tavolo, trasportabili, portatili, tascabili e ibridi, comprese le Apps, applicazioni che trasformano gli smartphone in lenti d’ingrandimento digitali.
La nuova realizzazione si propone come uno strumento informativo, di supporto e di documentazione per quanti possano avere bisogno di videoingranditori (ipovedenti, familiari, docenti, datori di lavoro, operatori socio-sanitari), uno spazio di condivisione e non commerciale.
L’avvio del sito ha richiesto tre mesi di intenso e complesso lavoro di ricerca di informazioni, sintesi e rielaborazione dei dati, ma il risultato è ora un ricco spazio web accessibile, che promette di diventare sempre più interattivo, dove trovare tutte le informazioni utili a scoprire e valutare le caratteristiche di ogni videoingranditore.
In particolare va detto che le schede degli apparecchi sono alla portata di tutti: non è richiesta infatti la qualifica di perito elettronico per cogliere le qualità dei dispositivi, né c’è la volonta di “abbagliare” gli utenti con le consuete ed enfatiche espressioni commerciali, come: «È il primo apparecchio al mondo che…», «È l’unico dispositivo in grado di…».

La prima sorpresa che desta meraviglia e che ha costretto più che a raddoppiare il lavoro è stato per altro il numero inatteso di videoingranditori in circolazione a livello internazionale, ciò che non sembra possibile, considerando i pochi modelli reperibili in Italia. Navigando del resto in Videoingranditori.org, si rileva quasi subito che solo circa il 20% dei videoingranditori disponibili a livello internazionale sono distribuiti in Italia e che i produttori nazionali di questi apparecchi sono più unici che rari e lavorano quasi artigianalmente.
Il complesso lavoro di reperimento delle informazioni ha evidenziato poi, fin da subito, la carenza di molti dati relativi a caratteristiche importanti a livello di utilizzatore finale: posizione e distanza della telecamera rispetto all’eventuale piano d’appoggio; dimensioni e peso; caratteristiche luminose dei monitor; difficoltà – talvolta – di capire le differenze tra le diverse versioni di un determinato modello. E ancora, si scoprono più apparecchi identici nella sostanza, ma differenti a livello di marchio.

Ma le risorse messe a disposizione dal nuovo sito non finiscono qui. Si trovano infatti anche video dei modelli più recenti, esperienze d’uso, un “mercatino”, gli spazi Come scegliere un videoingranditore e Il videoingranditore che vorrei, ulteriore documentazione e approfondimenti e “l’angolo delle memorie”.

(di Franco Frascolla*)

*Coordinatore di Videoingranditori.org, ha ideato e gestisce il nuovo servizio insieme a un piccolo gruppo di persone con disabilità visiva, tra cui Corrado Siri e Massimiliano Martines. Frascolla è già stato ideatore e coordinatore, fino al 2010, del Servizio Tommaso! dell’ANS (Associazione Nazionale Subvedenti), oltre ad aver fondato e moderato la mailing-list Ipovisione. Siri è consulente e coordinatore della Commissione Ipovisione dell’UICI Liguria (Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti). Martines è membro della Commissione OSI (Osservatorio Siti Internet) dell’UICI, oltreché componente del gruppo Progetto Firma Digitale dell’IRIFOR (Istituto per la Ricerca, la Formazione e la Riabilitazione) e redattore della testata «Uiciechi.it».

Articolo preso da Superando.it del 24-05-2012


apr 21 2012

Quando si dice “Mangiare con gli occhi”

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 2:12 pm

Scherzi a parte…la natura ancora una volta, ci offre le possibilità di curarci. Anche se i risultati sono ancora in fase sperimentale, promettono comunque bene per affrontare malattie degenerative degli occhi per le quali non esistono cure, se non qualche minimo aiuto per cercare almeno di rallentarne l’inesorabile avanzamento

Articolo preso da Il Corriere della Sera del 16-04-2012.

Malattie rare della retina. Tre nuovi farmaci in sperimentazione

In partenza un progetto pilota con l’Area Vasta del Triveneto.
Partecipano l’Istituto no profit Magi, il Gemelli a Roma, il Sacco e il S. Paolo a Milano. Molecola derivata dallo zafferano

MILANO. La retinite pigmentosa è malattia genetica, rara e orfana. Si diventa ciechi, già da giovani, senza possibilità di arrestare il percorso che porta al buio. Le speranze allo studio riguardano tre molecole, due derivate da sostanze naturali. Una molto nota: lo zafferano. Un’altra è un fungo. Sintetizzando un buon risotto funghi e zafferano può essere un metodo per rallentare l’evoluzione della malattia. Sommando tutte le patologie della retina, che hanno la cecità come esito finale, si toccano almeno i 17mila italiani colpiti e molti più destinati ad esserlo. È quanto dichiarato durante la presentazione al Senato della “Rete per la diagnosi e la cura delle malattie genetiche rare della retina”. Promotore e ideatore l’Istituto no profit Magi per lo studio genetico delle malattie della vista e per la ricerca di cure adeguate (terapia genetica in primis). Presenti il genetista Matteo Bertelli (fondatore e presidente di Magi), Benedetto Falsini (oculista de! l Gemelli di Roma), Chiara Pierrottet (oculista del San. Paolo di Milano), Marta Oldani (oculista del Sacco di Milano) e Francesco Parmeggiani (ricercatore dell’università di Ferrara).

NETWORK. La rete si occuperà anche di creare un registro delle malattie genetiche rare della retina. Alla quale parteciperanno a Roma il Policlinico Gemelli e a Milano gli ospedali Sacco e San Paolo. Si tratta di un network di eccellenze cliniche che consente a pazienti pediatrici e adulti di passare, in tempi eccezionalmente brevi rispetto a pochi anni fa, dal sospetto diagnostico alla definitiva diagnosi molecolare. In questo modo, e solo così, i pazienti potranno beneficiare di una presa in carico medica che va dalla consulenza genetica familiare alla riabilitazione. Fino all’inserimento nei trial clinici di nuovi farmaci. Come quelli attualmente allo studio sia al San Paolo di Milano sia al Gemelli di Roma. Con una particolarità: due dei tre farmaci in sviluppo sono di origine naturale. «Al San Paolo stiamo studiando un collirio che deriva da un fungo (molecola terapeutica la miriocina) e sul quale l’università di Milano ha mantenuto il brevetto – spiega Chiara Pi! errottet -. Al momento lo studio è a livello preclinico. Sono stati fatti studi sui topi con ottimi risultati. Questa molecola ha mostrato di saper bloccare il processo di apoptosi – cioè di ‘suicidio programmato delle cellule’ – della retina nella retinite pigmentosa: se funzionasse sull’uomo, usata in fase precoce potrebbe essere la svolta per questi pazienti. Per andare avanti però servono fondi».

ZAFFERANO. Di eccellenza tanto sul fronte della diagnosi quanto su quello della ricerca farmacologica è anche l’esperienza Magi-Gemelli di Roma. Non è un caso che il Lazio sia secondo solo alla Lombardia per il numero di famiglie che hanno effettuato test genetici al laboratorio Magi. Due le sperimentazioni farmacologiche in atto. La prima è dedicata ai pazienti con la malattia di Stargardt, affetti da una specifica mutazione. «La cura in questione – spiega Benedetto Falsini – si basa sulla somministrazione orale di un derivato dal crocus sativus, cioè lo zafferano, e mira a contrastare il danno della patologia. Siamo già alla fase due di sperimentazione sui pazienti che prevede di validarne l’efficacia, grazie al finanziamento avuto da Telethon: i risultati sono interessanti. C’è poi una seconda sperimentazione che utilizza il Nerve grow factor (Ngf), la proteina scoperta negli anni 50 dal Nobel Rita Levi-Montalcini. La prima malattia per la quale abbiamo sperime! ntato il Ngf è il glioma delle vie alte, una malattia rara di origine genetica che causa un danno molto serio e che porta in genere alla cecità già nell’infanzia. Abbiamo già osservato in alcuni casi un parziale recupero oltre al rallentamento della progressione. Ora attendiamo di poter partire con la seconda fase di studio e per questo abbiamo presentato un progetto di finanziamento a Telethon». Ultima nota: a parte funghi e zafferano, dal 1993 c’è una cura per la retinite pigmentosa che si basa su vitamina A e olio di fegato di merluzzo. Rallenta la progressione. Così come luteina e omega 3 prevengono l’invecchiamento del cristallino.


apr 06 2012

“Non siamo falsi invalidi”!

Tag: Esperienzepatrizia @ 2:19 pm

Cari amici del blog…devo dire la verità che io guardo poco la televisione, ma domenica mi è proprio capitato di seguire la trasmissione di cui si parla in questo articolo e anch’io sono rimasta sbalordita di come vengano spesso trattati i casi senza avere conoscenza delle situazioni e degli argomenti. In effetti mi sono sentita io stessa considerata, come una falsa invalida, in quanto anch’io sono affetta da retinite pigmentosa e se avessi potuto partecipare direttamente in trasmissione….avrei certo potuto spiegare che il fatto che si riesca a fare determinate cose, non significhi vederci bene ed essere quindi indicati come dei truffatori a carico dell’Inps.
Vi assicuro che chi è affetto da retinite pigmentosa, pur conservando, quando è fortunato, un minimo residuo visivo, può essere considerato un non vedente, perché la qualità della sua visione è talmente scarsa da non consentirgli di muoversi con tranquillità, in molte occasioni, in non autonomia. Spesso anche la situazione più banale, come entrare in un negozio, passando da una situazione di luce ad un’altra, può essere difficile e comportare disagi da parte del disabile; Sì, perché la retinite pigmentosa è una malattia che rende disabili in modo molto subdolo e progressivo, lasciandoti a volte, l’illusione che riesci ancora a gestirti e togliendoti di punto in bianco questa illusione, quando un bel giorno ti succede di non riuscire più di vedere il numero del bus o addirittura di non capire più se sta arrivando un bus o un altro mezzo, di non vedere più la profondità degli scalini per strada, di non capire più cosa ci sia esposto nelle vetrine o negli scaffali dei negozi e così via. Non mi direte mica che questo sia vedere bene, solo per il fatto che si riesca ancora apercepire una forma!

“Pochi minuti sono bastati per calpestare anni di lavoro nel tutelare i diritti, gettando discredito sulle persone colpite da retinite pigmentosa”. Mirella Bighi, presidente dell’associazione Retinite pigmentosa Emilia-Romagna commenta con queste parole la puntata della trasmissione L’Arena, condotta da Massimo Giletti, andata in onda domenica 1 aprile su Rai 1 in cui una signora affetta da retinite pigmentosa è stata accostata ai falsi invalidi per il solo fatto di attraversare la strada da sola e andare in bicicletta. “Non vogliamo entrare nel merito del caso della signora, su cui è stato aperto un processo, ma già da domenica sera abbiamo iniziato a ricevere numerose chiamate da parte dei nostri soci, indignati per i contenuti e i toni della trasmissione – afferma Bighi – La retinite pigmentosa non è una falsa invalidità come si è lasciato intendere, ma una patologia genetica della retina gravemente disabilitante, con ! un forte impatto psicologico e sociale sulla persona, dal momento che è progressiva e può portare fino alla cecità, ma anche perché è ereditaria e può essere trasmessa a figli e nipoti”.

L’associazione Rp Emilia-Romagna si è unita alla protesta della Federazione nazionale Retina Italia che ha già inviato una richiesta di rettifica e chiarimento al direttore generale della Rai, Lorenza Lei, e a quello di Rai, Mauro Mazza, e sottolinea la mancanza di conoscenza da parte del conduttore della trasmissione, Massimo Giletti, circa la natura della patologia. “E non si è nemmeno lasciato il tempo di spiegare a Sergio Scalinci – aggiunge Bighi – che oltre a essere direttore del Centro di studio per l’ipovisione dell’Università di Bologna è anche il nostro referente scientifico”. Mal interpretati anche i contenuti della legge 138/2001 che determina le indennità previste per le minorazioni visive. “Si è banalizzata una legge che ci è costata anni di lotte – spiega Bighi – È la legge a definire ‘ciechi totali’ non solo chi non vede da entrambi gli occhi, ma anche chi ha un residuo visivo perimetrico inferiore al 3%, come capita a chi soffr! e di una grave forma di retinite pigmentosa”.

Finora senza cura, la retinite pigmentosa determina prima una grave difficoltà nel vedere di notte o nelle condizioni di luce abbagliante, quindi un restringimento progressivo del campo visivo, la cosiddetta visione a cannocchiale. In Italia la retinite pigmentosa colpisce una persona ogni 5.000, in Emilia-Romagna l’associazione Retinite pigmentosa assiste circa 700 persone per le quali organizza percorsi riabilitativi per migliorare l’autonomia e sfruttare al massimo il residuo visivo. “La trasmissione ha avuto il solo risultato di diffamare le persone con certificata disabilità visiva e alzare un polverone di cui non sentivamo il bisogno, anche perché facciamo già fatica a far capire a chi ci è vicino come stiamo e come vediamo – conclude Bighi – Io stessa vado in bicicletta, ma solo nel breve percorso tra casa e la fermata dell’autobus: lo conosco a memoria, so che è sicuro e senza ostacoli, e vado piano”.

Articolo preso da Redattore Sociale del 04-04-2012


mar 28 2012

Gli aspetti psicologici della retinite pigmentosa

Tag: Esperienzepatrizia @ 10:21 am

In questo articolo, non solo viene trattato un argomento molto interessante, ma viene anche suggerito un sito che potrebbe essere molto utile per le persone affette da questa patologia e dai loro familiari e da tutti coloro che vivono intorno a loro.
La più ampia conoscenza degli aspetti di una malattia così invalidante, porta senza dubbio a una maggiore consapevolezza nei confronti della malattia stessa e di tutti i comportamenti che ne seguono e potersi confrontare con altre persone, fa si che non ci si trovi isolati, in balia degli eventi, ma che si possa trovare nello scambio di esperienze, un valido aiuto per affrontare meglio il superamento delle difficoltà.

Questo articolo è stato preso da Superando.it del 26-03-2012

La retinite pigmentosa è una patologia genetica degenerativa altamente invalidante, che ha grosse ripercussioni sociali e di relazione da parte dell’interessato
e/o di chi gli si trova vicino, sia esso parente, amico o conoscente.
Quando questa malattia emerge nell’infanzia, diviene fondamentale il ruolo dei genitori, i quali devono riuscire ad accettare loro stessi la patologia,
per poi far condurre una vita “normale” al loro figlio, senza farlo sentire differente dagli altri.
Questa non è una cosa semplice da attuare; infatti, spesso, la normale attenzione dei genitori nei confronti dei loro figli, ancor di più se affetti da
retinite pigmentosa, si trasforma in iperprotettività, mettendoli in una sorta di “gabbia dorata” e non favorendo la loro socializzazione con i coetanei.
Tutto questo si ripercuote negativamente al momento in cui essi dovranno affrontare da soli le difficoltà della vita, trovandosi improvvisamente “diversi”
dagli altri e cadendo molto spesso nella depressione.
Atteggiamento di altri genitori può essere invece quello di nascondere al figlio la patologia, fin quando questo non cresce e càpita che lo venga a scoprire
da solo, quasi sempre quando si trova nella fase adolescenziale, fase già difficile di per sé, dove il giovane perde la fiducia nei confronti dei genitori,
a causa appunto del fatto che gli hanno nascosto la patologia.

Altra situazione è quando la retinite pigmentosa viene diagnosticata in età più avanzata. Qui si può notare la differenza con chi è cieco fin dalla nascita
il quale, pur rendendosi conto che esiste una percezione sensoriale a lui sconosciuta, non vive questa mancanza come una privazione, affrontando la sua
vita sociale e relazionale nella più totale “normalità”. La diagnosi fatta a un adulto – anche con un buon residuo visivo – suona invece come una sorta
di “condanna alla cecità”, senza possibilità di appello.
L’impatto con questa nuova realtà può produrre atteggiamenti che vanno dalla depressione all’isolamento, all’abbandono del posto di lavoro e addirittura
alla rottura di legami affettivi consolidati in precedenza, mentre all’opposto può provocare la negazione della patologia, da parte di chi “fa finta di
niente”, mettendo a rischio se stesso e gli altri, ad esempio continuando a guidare l’automobile.
Non mancano poi le persone che si aggrappano a illusioni, ricorrendo a numerosi “viaggi della speranza” e illudendosi di trovare soluzioni al problema,
che sono invece fonti di delusioni continue, portando la persona ogni volta a un senso di frustrazione sempre più accentuato.

La vita psicologica del retinopatico è scadenzata da alcune situazioni che gli ricordano il suo handicap; alcuni di questi momenti critici possono essere
quando, ad esempio, nella fase adolescenziale, non esce la sera con gli amici perché si vergogna di chiedere il posto più illuminato in pizzeria o di farsi
aiutare all’entrata del cinema ecc.; mentre nella fase adulta, questi avvenimenti li possiamo individuare quando smette di guidare, quando non riesce più
a leggere, quando arriva il momento di essere accompagnato nei suoi spostamenti ecc.
Queste situazioni possono condizionare fortemente la vita di relazione del soggetto con gli altri, arrivando a farlo sentire non più in grado di tutelare
la sua famiglia e ad essere di peso per quest’ultima, creandogli, in alcuni casi, un isolamento dal mondo esterno. Quindi, ciascuno di questi momenti può
essere la scintilla scatenante dell’insorgenza della depressione.

Altro problema è quello legato ai familiari, i quali possono rapportarsi alla patologia del congiunto in modi differenti; infatti, anche nel caso dei parenti
o degli amici, ci sono comportamenti che vanno dall’iperprotettività – tipica dei genitori – al rifiuto della patologia, avendo raramente un approccio
corretto e bilanciato con le situazioni che si vengono a creare.
La scoperta della retinite pigmentosa è sempre e comunque un trauma per tutto il nucleo familiare e la presenza di uno psicologo esperto in disabilità
visive, al momento della diagnosi, può aiutare sia l’interessato che i suoi familiari a superare lo shock iniziale. Inoltre, lo psicoterapeuta può aiutare
il nucleo familiare quando compaiono le problematiche di vita quotidiana sopra esposte.

di Francesca Ruiz
Psicologa, psicoterapeuta familiare relazionale e grafologa.

***
1999: nasce un sito sulla retinite pigmentosa
Il presente testo è ripreso da un sito creato da Vincenzo Luigi Milanesi (raggiungibile cliccando qui), quarantottenne romano affetto dalla nascita da
retinite pigmentosa, grazie alla cui disponibilità potremo “attingere” prossimamente ulteriori approfondimenti da lui pubblicati.
Qui di seguito riprendiamo un’ampia parte della Prefazione del sito stesso il quale si presenta in una duplice versione, la prima delle quali riservata
a persone non vedenti e ipovedenti, l’altra alle persone normovedenti:
«Vincenzo Luigi Milanesi, quarantottenne romano affetto dalla nascita da retinite pigmentosa (patologia oculare genetica progressiva e ad oggi incurabile),
nonostante questa grave menomazione, grazie al suo carattere e al suo coraggio, ma soprattutto all’intelligenza e all’apertura mentale dei suoi genitori
e di conseguenza all’educazione che gli hanno impartito, ha sempre condotto e conduce una vita “normalissima”, nonostante gli ovvi condizionamenti del
suo stato fisico.
Essendo Vincenzo un esperto di informatica, un po’ per necessità di mantenersi aggiornato sulle nuove tecnologie e un po’ per gioco, nel 1998 decide che
è giunto per lui il momento di imparare a realizzare siti web e per caso sceglie come argomentazione da trattare la retinite pigmentosa, come un autore
di libri che inizia con “un’autobiografia” la sua carriera di scrittore.
Nasce così nel 1999 www.vincenzoluigimilanesi.it e appena viene messo in rete, il “gioco” si rivela essere un vero e proprio punto di riferimento per molte
persone affette da questa patologia e per i parenti o amici di questi ultimi.
L’autore è solo in quel momento che si rende conto di essere una persona fortunatissima ad essere come è, a non vivere tutte quelle ansie, quelle paure
che affliggono molti dei suoi corrispondenti e, aiutato dall’ex moglie Francesca [Ruiz, autrice dell'approfondimento qui riproposto, N.d.R.], cerca di
sostenerle psicologicamente, raccontando nuovamente le sue esperienze e il suo modo di essere, con l’intento di spronare chi scrive, provando a far capire
che si può vivere benissimo anche in presenza di particolari menomazioni.
Nel sito, non di carattere scientifico, l’autore ha inserito anche la sua storia di vita di persona “normale” (pur se con un handicap visivo così grave)».

Per ulteriori informazioni: vlmilanesi@inwind.it.


feb 25 2012

Tutti a tavola in ristoranti speciali con chef specialissimi

Tag: Esperienzepatrizia @ 9:31 pm

Cari amici del blog, questa volta vi vogliamo prendere per la gola!
Se vi capita di viaggiare per il nostro bel paese, date un’occhiata attorno e cercate questi locali. Sarà una bell’occasione di aiutare persone che ce l’hanno fatta a crearsi un loro spazio, tra mille difficoltà e in un mondo che riduce sempre più gli spazi a chi ha qualche difficoltà in più. Senza togliere il fatto che accontenterete anche il vostro palato!

Articolo preso da Redattore Sociale del 24-02-2012

Da Torino a Firenze, passando per Roma, sono tanti i ristoranti nati per dare lavoro alle persone con disagio mentale o fisico, che nel tempo hanno pensato di puntare sulla buona cucina. Creati inizialmente da associazioni – per lo più di familiari – per dare un futuro ai propri figli, oggi questi progetti, accanto al valore sociale dell’iniziativa, si concentrano sempre di più su un cibo raffinato, nella convinzione che per poter essere sostenibile economicamente un locale debba offrire un buon livello di ristorazione. Su questo tema si concentra la prima inchiesta della nuova rivista dell’Inail “Superabile magazine”. Un viaggio alla scoperta dei progetti più interessanti cha hanno puntato sulla ristorazione di qualità come progetto di reinserimento lavorativo per i disabili.
Tra le locande visitate “La lanterna di Diogene”, di Solara di Bomporto in provincia di Modena; la “Pecora nera” di Lucca e “La Locanda dei girasoli” nel quartiere popolare del Quadraro a Roma.

Ma i ristoranti “speciali” sparsi per la penisola sono tanti. Nel capoluogo piemontese c’è il “Caffè Basaglia”, sostenuto anche dal progetto “Terra Madre” di Slow food: in sala, in cucina e al bar ragazzi provenienti dal servizio di psichiatria “Franco Basaglia”. Aperto dal martedì alla domenica, dalle ore 18 alle 20 offre – tempo permettendo – un aperitivo sulla terrazza; una volta a settimana è previsto un dj set tematico. Invece in provincia di Lucca, a Borgo a Mozzano, sette disabili lavorano al bar-osteria “Le mani in pasta”, che la Misericordia di Corsagna ha aperto anche grazie alsostegno del Centro servizi volontariato Toscana. Ancora, sui colli di Sasso Marconi sorge l’agriturismo “Il Monte” dell’azienda Copaps, gestito dalla cooperativa sociale “La Rupe”. A Firenze una diversa ristorazione si può gustare nel locale “I ragazzi di Sipario”. La trattoria – 40 coperti, in cui lavorano 17 giovani coordinati da una cuoca professionista – è nata grazie all’associazione “Sipario”, al fianco di persone con handicap intellettivo e ritardo mentale. A Prato una volta al mese il locale “Opera 22” viene gestito, in cucina e in sala, da ragazzi autistici per una serata di sensibilizzazione sul tema. E la lista dei ristoranti che impiegano persone con disabilità è ancora lunga. A partire dal numero di febbraio“Superabile magazine” recensisce i migliori nella nuova rubrica “Il
pranzo della domenica”.


gen 31 2012

Il servizio del Censimento on-line dell’Istat è nella lista nera dei programmi non accessibili ai ciechi

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 9:50 pm

Da oggi il servizio “Ti tengo d’occhio”
denuncerà pubblicamente tutti i disservizi e le discriminazioni.
Il suo ideatore ci presenta il suo progetto e ci invita a collaborare per diffondere sempre più la cultura dell’accessibilità:

“Mi presento, sono Vincenzo Rubano, ho 17 anni e, come già detto, sono uno studente del Costa. Sono non vedente ed è ormai da tempo che ho deciso di condurre una mia personale lotta spietata all’inaccessibilità. Tutto è iniziato un anno fa con la mia partecipazione all’iniziativa “M’illumino di meno” di Caterpillar su Radio 2. Allora attivai un sondaggio on-line denominato “M’illumino di meno …ma ci vedo di più” con lo scopo di raccogliere informazioni sullo stato dell’arte dell’accessibilità in Italia. Dato il grande successo dell’idea e le numerose esortazioni a continuare a combattere questa battaglia, ho deciso di alzare il tiro creando, appunto, “Ti tengo d’occhio”, uno strumento di denuncia, di sensibilizzazione e di sollecitazione che ha lo scopo di rendere l’accessibilità una questione che riguarda tutti.

Il cuore del progetto, raggiungibile all’indirizzo www.titengodocchio.it, prevede la redazione di quella che ho chiamato la “Blind List” (parafrasando la black list), ossia una vera e propria lista nera di programmi e siti poco o per nulla accessibili. Il funzionamento della Blind List è piuttosto semplice: ogni volta che riterrò un programma o un sito poco accessibile (che scopro da me o che mi sarà segnalato) sarà redatto un “report”, ovvero una scheda descrittiva dei problemi che ho riscontrato. I report non saranno testi ad alto contenuto tecnico, riservati soltanto agli “addetti ai lavori”, ma, al contrario, saranno dei testi accessibili a chiunque. I report potranno inoltre essere liberamente commentati, così che ogni visitatore di “Ti tengo d’occhio” possa esprimere la sua opinione o aggiungere di suo. Nella Blind List potranno rientrare tutti i siti Internet e le applicazioni disponibili per Windows, per IOS (il celebre sistema operativo presente sugli “iDevices”, dispositivi come iPhone, iPad e iPod Touch) e per Mac OS X (il sistema operativo dei computer Macintosh).

La “caccia” a programmi e siti inaccessibili è aperta a 360 gradi. Chiunque dovesse imbattersi in questo genere di ostacolo potrà segnalarlo sul mio sito compilando semplicemente l’apposito modulo. Oltre a dare risalto alle segnalazioni degli utenti, che verificherò personalmente prima di scrivere il “report”, mi impegnerò anche a cercare di contattare gli sviluppatori dei programmi e dei siti segnalati, in maniera tale che possano prendere consapevolezza di ciò che è stato riscontrato e (mi auguro) possano porvi rimedio. Naturalmente, se questo dovesse accadere, ossia che gli sviluppatori si adopereranno affinché i problemi vengano risolti, sarà mia cura segnalare l’avvenuta modifica ed elogiare la sensibilità dimostrata.

L’accessibilità universale, ovvero la garanzia che tutti i contenuti presenti su Internet siano fruibili da chiunque, non è una “feature” opzionale, da implementare se e quando lo sviluppatore lo ritenga opportuno. E’ un diritto di tutti i non vedenti ed è un dovere per programmatori e progettisti. Fino ad oggi era difficile venire a conoscenza di prodotti inaccessibili, ma ora, con “Ti tengo d’occhio”, si apre uno scenario completamente nuovo e disponibile a tutti.

Perché tanto fervore da parte mia su questo tema? Perché, a mio avviso, creare un sito o un programma inaccessibile è, prima di ogni altra cosa, una vera e propria discriminazione.

E se poi pensiamo che sia bastata una specifica legge per far sì che tutti i siti delle pubbliche amministrazioni siano accessibili stiamo sbagliando di grosso. Ed il caso Istat lo dimostra!

Già, perché persino il sito predisposto per la compilazione on-line dei dati relativi al censimento della popolazione Italiana era inaccessibile. E, nonostante alcuni esperti del settore abbiano segnalato il problema, nessuno ha mosso un dito per risolverlo. Ecco, questo è un tipico esempio di sito degno di cadere nella …Blind List. Ho infatti scritto uno specifico report per questo caso e l’ho intitolato: “Quando innovazione è sinonimo di discriminazione”.

Ora, però, quello di cui questo nuovo servizio ha bisogno è la diffusione dell’informazione ed è per questo che scrivo a Voi giornalisti e operatori dei media affinché “Ti tengo d’occhio” possa raggiungere il maggior numero di persone possibili, soprattutto i non vedenti e gli ipo-vedenti, in maniera tale che sappiano che da oggi lo strumento per denunciare questo genere di “discriminazioni” c’è ed è alla portata di tutti.

Informo inoltre di aver attivato anche sui maggiori social network (Facebook e Twitter) pagine e profili utili al raggiungimento degli obiettivi.

Grazie per la gentile attenzione e per la cortese pubblicazione.

Riferimenti utili:
Sito di “Ti tengo d’occhio”: www.titengodocchio.it
Il “caso” del Censimento Istat:
www.titengodocchio.it/blind-list/censimento-istat-quando-innovazione-sinonimo-di-discriminazione
Su Facebook: www.facebook.com/titengodocchio
Su Twitter: www.twitter.com/titengodocchio
Contatto e-mail: info@titengodocchio.it

Vincenzo Rubano”


gen 24 2012

“Le staminali possono restituire la vista”

Tag: Ausili per disabili e ricerca scientificapatrizia @ 1:38 pm

Questi risultati sono davvero un traguardo raggiunto molto importante che a sua volta diventano punto di partenza per aprire la strada alla cura di tutte quelle gravi patologie dell’occhio, per le quali ancora non esistono cure e che inesorabilmente portano in moltissimi casi, alla perdita di uno dei beni più preziosi che abbiamo…la vista.
USA. Arriva dalle cellule staminali la speranza di ridare la vista. Lo rivela – a dieci anni di distanza dalla scoperta del potere delle cellule ricavate da embrioni umani – il primo studio al mondo condotto sull’uomo, su due pazienti affetti da maculopatia senile e dalla sindrome di Stargardt, la forma più diffusa di degenerazione maculare giovanile, di solito diagnosticata tra i 10 e i 20 anni di età.
A quattro mesi di distanza dal trapianto di staminali, i due pazienti hanno riportato miglioramenti nella vista.
L’annuncio è stato dato su «Lancet» dai ricercatori americani che hanno condotto lo studio. Nuove ricerche si concentreranno ora sulla possibilità di curare casi meno avanzati della malattia, come hanno dichiarato sulla rivista britannica Robert Lanza, responsabile dell’équipe all’Advanced Cell Technology di Marlborough, in Massachusetts, e Steven Schwartz, esperto di retina alla University of California di Los Angeles.
Le staminali ricavate da embrioni umani sono cellule «madri», già utilizzate per la rigenerazione di altri organi e tessuti. L’occhio è privilegiato per questo genere di studi e sperimentazioni, perché non produce una grande reazione immunitaria.

Articolo preso da La Stampa del 24-01-2012


gen 16 2012

La crisi ha colpito ancora!

Tag: Esperienzepatrizia @ 5:02 pm

Cari amici e sostenitori di Liguriaccessibile, vi sarete certamente accorti che ultimamente le nostre pubblicazioni sul blog, sono sospese. Ebbene si……la crisi ha colpito ancora! Vi ricordate l’articolo che pubblicammo qualche tempo fa sulla crisi economica che purtroppo sta facendo tanti danni anche alle piccole realtà, anche noi siamo finiti nella sua rete! Ci mancano i fondi per continuare la nostra attività di redattori di questo blog che nel tempo ci ha permesso di portare a conoscenza di tutti coloro che vivono una disabilità, notizie , informazioni e curiosità da tutto il nostro bel paese e oltre.
Se troverete ancora qualche post pubblicato, sarà solo per la nostra gran volontà di continuare questa missione, anche se da casa nostra e non più in redazione, dove per altro, l’ambiente era davvero bello. Questo è un aspetto molto importante della perdita del lavoro, non si perdono solo soldi, ma preziosissimi rapporti umani che aiutano a crescere, a conoscere e non restare isolati come tante piccole isole in mezzo ad un grande mare.
Vi ringraziamo ancora tantissimo per il sostegno e l’amicizia che ci avete dimostrato in questi anni e…Ciao.
La Redazione di Liguriaccessibile


Pagina successiva »